Gerald Cotten, fondatore e CEO dell’exchange di criptovalute canadese QuadrigaCX, nel 2018 è morto improvvisamente, per cause misteriose, portando nella tomba le password di accesso a circa 250 milioni di dollari dei suoi clienti.

Questo è un caso di morte, non solo fisica, ma anche digitale, che ha comportato rilevanti conseguenze su coloro che si erano affidati alla società di Cotten, con ingenti perdite patrimoniali e la propagazione delle immancabili teorie complottiste sulla fuga del giovane magnate di Halifax.

Ma la gestione delle successioni online non riguarda solo casi eclatanti, come quello del tycoon della Nuova Scozia. Secondo alcune proiezioni dell’Oxford Internet Institute, si calcola, infatti, che entro il 2070, Facebook diventerà il più grande cimitero del pianeta, con più profili di persone decedute che di persone vive.

Il punto è cosa succeda quando qualcuno muore lasciando un’eredità digitale, crittografata, che comprende password, foto nel cloud, abbonamenti ricorrenti, fino ad arrivare a wallet di criptovalute.

Le problematiche che si pongono sono diverse, a seconda dei beni informatici considerati: ci sono quelli sentimentali, che comprendono foto su cloud, profili social, e-mail, per i quali il diritto alla privacy del defunto e il diritto al ricordo dei parenti sono divisi da una linea spesso anche troppo sottile. Una seconda questione riguarda i beni economici digitali come criptovalute e NFT, per cui, se si muore senza aver lasciato le chiavi private (la seed phrase), quei soldi sono persi per sempre nel codice, tanto che si stima che milioni di Bitcoin siano già “morti” con i loro proprietari. Infine, il terzo e ultimo punto sono le “passività zombie”: abbonamenti a piattaforme streaming o software con rinnovo automatico sulla carta di credito, che proseguono anche dopo il decesso, se non tempestivamente bloccate.

Quindi oggi, morire costa caro anche sul web, soprattutto perché nessuno ci pensa prima.

Ma proprio per tale ragione, molti hanno intravisto in queste morti digitali un proficuo business che sta generando diversi effetti, fra cui la creazione di alcune startup che si occupano del “Testamento Digitale”: aziende come GoodTrust, Trust & Will o piattaforme che permettono di catalogare i propri asset immateriali e nominare un “esecutore testamentario digitale”.

Le big tech si adeguano con specifici strumenti, come il “contatto erede” di Meta, che è una funzione che permette di designare in anticipo una persona di fiducia autorizzata a gestire i propri account o accedere ai dati personali in caso di decesso o la “Gestione account inattivo” di Google.

Ma è evidente che le eredità digitali, con i diritti sulle immagini, i video e quanto apparteneva online al defunto, danno luogo già ora e potranno generare in futuro dispute tra eredi, incentivando la diffusione di studi legali specializzati in diritto successorio digitale, anche con l’intento di risolvere i conflitti tra i “termini di servizio” delle multinazionali americane (che spesso vietano il passaggio di credenziali) e le leggi sulle successioni dei singoli Paesi.

Anche se al momento non è una preoccupazione cara a molte persone, non solo per ragioni anagrafiche, fare un testamento digitale potrebbe essere utile a tutelare la propria immagine e i propri beni immateriali in futuro, sia per evitare ingenti perdite patrimoniali, come nel caso di Cotten, sia per evitare di regalare i nostri ricordi e i dati personali alle big tech che controllano la rete.

Crediti: Photo Google Gemini

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 190”

Ultimi articoli

La finanza del silenzio: quando l’assenza di stimoli diventa un lusso per pochi

Mentre nel XIX secolo, il fumo delle ciminiere e il fragore delle macchine a vapore erano i simboli tangibili della prosperità economica e nel cuore pulsante delle metropoli industriali il...

L’autunno demografico, la primavera dei robot

In termini macroeconomici, la crescita del PIL di una nazione dipende da due fattori: il numero di lavoratori e la loro produttività.

La morsa della tenaglia del vino, tra shock climatico, scorte record di uva e crollo dei prezzi in vigna.

Nel mondo dell’agricoltura, una resa ridotta nei campi è sempre stata sinonimo di prezzi in ascesa: meno offerta sul mercato, maggiore valore del prodotto. Nel settore vitivinicolo italiano della vendemmia...

Il gigante energetico africano: la Nigeria tra estrazione di greggio e petrolio raffinato

Per molti anni la Nigeria ha rappresentato uno dei grandi paradossi del mercato energetico mondiale.

Dalle vetrine all’algoritmo: l’evoluzione economica del Fast Fashion

Nel giro di tre decenni, il modello di business della moda ha vissuto una metamorfosi radicale, accelerando i tempi di produzione da mesi a pochissimi giorni e trasformando i consumatori...

L’Indonesia nel 2026: una potenza economica in piena trasformazione

L'Indonesia si sta confermando come uno dei motori di crescita più dinamici dell'intera area ASEAN, la principale organizzazione geopolitica ed economica del Sud-est asiatico, e del G20. Con una crescita...

La Banana che vale miliardi: viaggio nel corridoio economico più ricco d’Europa

Il tipico frutto tropicale, che evoca paesaggi esotici e neanche tanto velati doppi sensi: la banana, non è solo questo, ma anche un termine che indica un’area che genera un...

L’economia del peccato, controversa ma redditizia

La definizione “sin stocks” (letteralmente “titoli del peccato”) nacque negli anni ’20 del secolo scorso, nel mondo protestante, in riferimento alle azioni di aziende impegnate in settori controversi come tabacco,...

Il mercato della sabbia: una risorsa preziosa quanto l’acqua

La sabbia, a cui spesso associamo l’immagine di estivi paesaggi marini, dopo l’acqua, è l’elemento su cui si basa gran parte della nostra civiltà.

Certificates: strumenti utili ad affrontare l’incertezza dei mercati

Molti investitori, in una situazione di mercato cosiddetto laterale, senza cioè una precisa direzione al rialzo o al ribasso, cercano alternative valide ad investimenti in azioni e obbligazioni, che in...