
Per molti anni la Nigeria ha rappresentato uno dei grandi paradossi del mercato energetico mondiale.
Pur essendo tra i principali produttori di petrolio, era costretta a importare gran parte dei carburanti necessari per automobili, industrie e aerei. Il motivo era semplice: mancavano raffinerie in grado di trasformare il greggio in benzina, diesel e carburante per l’aviazione.
Insomma, era come un agricoltore che produce tonnellate di grano ma deve comprare il pane perché non possiede un forno. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Nel giugno del 2026 la Nigeria ha superato gli Stati Uniti, diventando il principale fornitore di carburante per aerei destinato al mercato europeo. Un risultato che fino a pochi anni fa era sembrato impossibile.
A cambiare gli equilibri è stata la raffineria Dangote, costruita nella Lekki Free Zone, alla periferia di Lagos, e voluta dall’imprenditore Aliko Dangote, l’uomo più ricco d’Africa. Si tratta del più grande impianto di raffinazione a treno singolo del mondo (single-train refinery), cioè un impianto in cui tutto il petrolio greggio passa attraverso una sola linea primaria di distillazione e può lavorare fino a 650.000 barili di petrolio al giorno. Nel solo mese di giugno 2026 la raffineria ha esportato verso l’Europa circa 466.000 tonnellate di carburante per aviazione, quasi il doppio rispetto alle 232.000 tonnellate spedite a maggio. Nello stesso periodo gli Stati Uniti hanno invece rallentato: dopo il record di 818.000 tonnellate registrato ad aprile, le esportazioni sono scese a 399.000 tonnellate nel mese di giugno. È bastato un trimestre perché la Nigeria riuscisse a scavalcare il principale concorrente mondiale.
E’ un giro d’affari impressionante: circa 582 milioni di litri di carburante, per un valore stimato di oltre 550 milioni di dollari. Già nell’aprile del 2026 la raffineria Dangote aveva esportato complessivamente circa 1,66 miliardi di litri di prodotti raffinati, tra benzina, diesel e jet fuel, contribuendo a trasformare la Nigeria, per la prima volta dopo decenni, in un esportatore netto di benzina.
La crescita delle esportazioni è arrivata in una fase poco favorevole del mercato. All’inizio dell’anno le tensioni in Medio Oriente avevano spinto le quotazioni del carburante per aviazione fino a circa 1.694 dollari per tonnellata. Mentre la Nigeria conquistava nuove quote, il prezzo in Europa ha iniziato a diminuire, scendendo intorno ai 982 dollari di giugno, complice l’aumento della produzione delle raffinerie in diverse aree del mondo e una domanda di trasporto aereo meno vivace del previsto. Il sorpasso, quindi, è arrivato proprio nel momento in cui il mercato era più competitivo e i margini di guadagno si stavano assottigliando. Un dettaglio che molti analisti considerano significativo, perché dimostra che il risultato è stato ottenuto soprattutto grazie alla capacità produttiva del nuovo impianto e non a condizioni di mercato particolarmente favorevoli.
Il vero cambiamento, però, va oltre i numeri. Per anni la dipendenza dalle importazioni di carburanti raffinati ha pesato sulle riserve in valuta estera della Nigeria e sulla stabilità della Naira (valuta ufficiale dello Stato). Oggi il Paese non solo riesce a coprire una quota crescente del proprio fabbisogno interno, ma vende anche carburanti sui mercati internazionali, entrando in concorrenza con esportatori storici come gli Stati Uniti.
Tuttavia, il mercato dell’energia resta comunque tra i più imprevedibili al mondo. Nuove tensioni nello stretto di Hormuz, problemi nelle raffinerie del Medio Oriente o cambiamenti nella domanda potrebbero modificare ancora una volta gli equilibri e rimescolare le carte.
Crediti: Photo ChatGPT
Federica Coscia, Paolo Gambaro









