
L’Indonesia si sta confermando come uno dei motori di crescita più dinamici dell’intera area ASEAN, la principale organizzazione geopolitica ed economica del Sud-est asiatico, e del G20. Con una crescita del PIL che si attesta intorno al 5,6% su base annua e un’inflazione sotto controllo, non è più solo una terra di materie prime, ma un hub industriale e tecnologico in rapida evoluzione.
Negli ultimi mesi il mercato azionario indonesiano è stato colpito da una delle più gravi crisi di fiducia degli ultimi anni, innescata soprattutto dalle decisioni di MSCI, il principale provider globale di indici utilizzato da ETF, fondi passivi e grandi investitori istituzionali internazionali, che ha scelto di congelare alcune future inclusioni di società indonesiane nei propri indici, bloccare eventuali aumenti di peso del Paese e rimuovere diverse azioni locali dagli indici Emerging Markets. Ciò, in quanto, i prezzi delle azioni potevano muoversi violentemente anche con ordini relativamente piccoli, aumentando il rischio di manipolazione e rendendo difficile per i grandi investitori entrare o uscire dalle posizioni senza alterare drasticamente il mercato.
Per ovviare a questo problema, il governo è intervenuto con una serie di misure, per lavorare a una revisione dei requisiti minimi di flottante, valutandone l’aumento come richiesto alle società quotate dagli investitori internazionali.
Nonostante ciò, i fondamentali economici dell’Indonesia restano solidi: la transizione economica del Paese è guidata dal nuovo piano industriale (noto come downstreaming), il cui obiettivo non è più esportare risorse grezze, ma lavorarle direttamente in loco per generare valore aggiunto. Jakarta, infatti, detiene le più grandi riserve di nichel al mondo. Grazie al divieto di esportazione del minerale grezzo, il Paese ha attirato miliardi di dollari in investimenti per la costruzione di fonderie e impianti di raffinazione integrati. Oggi le province di Central Sulawesi e North Maluku sono diventate snodi globali per la produzione di batterie e per la catena di fornitura dei veicoli elettrici.
Inoltre, Il governo sta implementando fortemente le energie verdi, puntando a installare 100 GW di capacità fotovoltaica. Tanti sono i progetti in fase di realizzazione, come la mega-fabbrica di pannelli solari da 50 GW finanziata attraverso il fondo sovrano Danantara, oltre che la riconversione delle vecchie centrali a carbone.
Il mercato delle costruzioni indonesiano stima volumi imponenti, trainato da formule di Partenariato Pubblico-Privato (PPP). Accanto alle grandi opere civili, si registra un’impennata negli investimenti in infrastrutture digitali: la digitalizzazione della popolazione (oltre 270 milioni di abitanti, con un’età media molto giovane) richiede lo sviluppo continuo di data center e reti smart.
Infine, la classe media indonesiana è in forte espansione, trainando i consumi interni, l’e-commerce e il settore fintech. Inoltre, la progressiva estensione dell’obbligo di lavorare nel Paese i semiconduttori, il bioetanolo e i prodotti dell’industria agroalimentare (derivati del cocco e delle alghe), sta aprendo nuove nicchie per le aziende manifatturiere e di trasformazione alimentare.
L’Indonesia rappresenta oggi una delle storie più interessanti dell’universo Emerging Markets, anche se complessa da valutare in ottica di investimento. In ogni caso, il mercato indonesiano tratta oggi a multipli relativamente interessanti rispetto ad altri mercati emergenti asiatici, soprattutto considerando il potenziale demografico e industriale del paese. Quindi è una classe di investimento “satellite” da monitorare in ottica di una maggiore diversificazione del portafoglio.
Per questa ragione, possono essere utili i seguenti ETF: Amundi MSCI Indonesia UCITS ETF Acc e HSBC MSCI Indonesia UCITS ETF, da valutare sempre con l’aiuto del consulente di fiducia, in relazione alla propria propensione al rischio e agli obiettivi di investimento.
Crediti: Photo Santi Drm, Pexels
Federica Coscia, Paolo Gambaro









