La definizione “sin stocks” (letteralmente “titoli del peccato”) nacque negli anni ’20 del secolo scorso, nel mondo protestante, in riferimento alle azioni di aziende impegnate in settori controversi come tabacco, alcol, intrattenimento per adulti, gioco d’azzardo e armamenti.

Il mondo del risparmio gestito in generale ha dedicato nel tempo una sempre maggiore attenzione all’impatto sociale e ambientale degli investimenti, a cominciare dalla creazione del primo fondo mutualistico etico, il Pioneer Fund, nel 1928, che segnò un momento decisivo nella storia dell’investimento socialmente responsabile, fino ai giorni nostri, in cui la sensibilità verso temi etici è decisamente più sviluppata.

Tuttavia, dal punto di vista finanziario i titoli rientranti nel comparto delle sin stocks hanno spesso la caratteristica di generare flussi di cassa stabili nel lungo termine e di godere di valutazioni di mercato decisamente più contenute, rispetto ai titoli che dominano i listini mondiali.

Peraltro, alcune azioni, classificabili come sin stocks, dato che rappresentano il capitale di imprese che soddisfano spesso vizi o necessità di base, come tabacco o alcol, tendono ad essere resilienti anche durante le recessioni economiche, avendo spesso tali aziende la possibilità di alzare i listini dei prezzi senza perdere clienti.

In particolare, i titoli sugli armamenti sovraperformano proprio nei periodi di maggiore instabilità geopolitica e si presentano a tutti gli effetti come asset difensivi. Del resto, il settore della difesa ha un sempre maggiore peso, anche nel dibattito politico che lo rende oggetto di interesse per il possibile effetto deterrente, in caso di aggressioni verso i regimi democratici.

A ciò si aggiunga che le grandi compagnie che producono tabacco, si stanno trasformando in aziende altamente tecnologiche, cercando in alcuni casi di diminuire il rischio per la salute umana, mentre il gioco d’azzardo va via via diffondendosi, attraverso una vera e propria gamification delle scommesse tramite app e trading speculativo ad alto rischio.

Infine, l’industria dell’intrattenimento per adulti è in forte espansione, soprattutto per l’introduzione di piattaforme che funzionano con abbonamenti e consentono un’interazione con i creatori di contenuti e una diversa gestione dei guadagni che ne derivano.

Sebbene le valutazioni di tipo etico stiano influenzando sempre di più le scelte di investimento, l’idea di bloccare alcuni settori “immorali”, estromettendoli dal proprio portafoglio suona come un’eccezione alla regola della diversificazione, potenzialmente penalizzante nel tempo.

In sintesi, comunque, l’economia del peccato offre un dilemma all’investitore: rinunciare a potenziali rendimenti elevati per motivi etici, o investire in settori controversi ma finanziariamente redditizi.

In quest’ultimo caso, per chiunque sia interessato a tali opportunità di guadagno, si possono valutare alcuni ETF, come l’AdvisorShares Vice ETF, focalizzato su alcol, tabacco e cannabis, oppure Vaneck Defense Ucits Etf che si occupa del settore della difesa, giusto per fare qualche esempio. Si tratta di strumenti che devono essere attentamente ponderati dall’investitore non soltanto in relazione ai propri principi morali, ma anche per la propria propensione al rischio, meglio se confrontandosi con un consulente di fiducia.

Crediti: Photo Anna Shvets, Pexels

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 189”

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