Da qualche mese c’è aria di crisi in uno dei colossi alimentari che dominano la scena internazionale: Nestlé è in affanno, tanto che in cinque anni il titolo in borsa ha perso una parte consistente del proprio valore e ora la multinazionale affronta una crisi di leadership e fiducia, tra tensioni interne e pressioni da parte degli azionisti.

Non sembra che possano bastare i cenoni di Natale a salvare i conti di Nestlé, che deve fronteggiare una situazione difficile, anche se le prospettive del settore alimentare sono di una crescita anche futura, visto il complessivo aumento della popolazione mondiale previsto anche negli anni a venire.

E non sono certo le iniziative come quelle della città di San Francisco, che ha fatto causa ai produttori di alimenti ultra-processati, fra cui il gigante svizzero, che – secondo alcuni esperti – hanno portato milioni di americani all’obesità, ad aver determinato una crisi che scaturisce da diversi fattori concomitanti.

In primo luogo, molti investitori lamentano che oltre 2000 marchi sono troppi da gestire, tanto più che coprono un’area molto estesa del food and beverage, fino a giungere addirittura al comparto del cibo per animali. Si tratta di settori molto diversi tra loro che richiedono competenze specifiche e impediscono di concentrarsi su alcuni prodotti di punta. Questi ultimi garantirebbero uno snellimento dei processi di gestione interna e la possibilità di avere maggiore innovazione e marketing mirato, facilitando anche la capacità di contrastare i concorrenti, come Kraft Heinz o Unilever che già da tempo stanno scorporando divisioni per liberare valore.

Inoltre, alcuni rami dell’attività stentano a decollare, come nel caso del settore delle vitamine e degli integratori o di quello delle acque minerali che, ad una scarsa redditività aggiunge anche una serie di costi legati ai procedimenti giudiziari in Francia e Belgio per metodi di filtraggio non autorizzati.

A quanto già elencato, va anche aggiunto che la crescita delle vendite in Cina ha subito un crollo improvviso e inaspettato nel 2025, cosa che ha pesato notevolmente sui conti e le prospettive del gruppo.

In generale, quindi, le evidenti difficoltà del gruppo Nestlé hanno condotto la nuova dirigenza della multinazionale alla decisione di tagliare ben 16.000 persone nei prossimi due anni, circa il 6 per cento dei 277mila dipendenti totali.

Intanto il 2025 ha visto per primo il licenziamento dell’amministratore delegato Laurent Freixe, per non aver dichiarato una relazione con una dipendente, in violazione del codice di condotta dell’azienda. In realtà, secondo alcune fonti, è accaduto che alcuni azionisti di peso hanno perso la pazienza dopo almeno otto anni di vendite stagnanti e una crescente insoddisfazione interna.

Nel caso di Nestlé, visto il numero elevato di marchi gestiti, viene da pensare che abbia ragione Warren Buffett quando ammonisce: “La diversificazione è una protezione contro l’ignoranza. Non ha molto senso per coloro i quali sanno cosa stanno facendo”, come dovrebbe essere nel caso di un consiglio di amministrazione di una multinazionale come questa.

Inoltre, il dubbio che resta è come il colosso alimentare possa fronteggiare nel lungo periodo la nuova sensibilità delle giovani generazioni, attente ai temi etici, sociali e ambientali, preoccupate di avere un’alimentazione sana e di evitare cibi preconfezionati, visti anche i numerosi scandali che hanno coinvolto Nestlé che riguardano il marketing aggressivo del latte in polvere, lo sfruttamento del lavoro minorile e la schiavitù moderna nel settore del cacao, oltre ai problemi di sicurezza alimentare, alle controversie sulla gestione dell’acqua, all’impatto ambientale e a pratiche anti-sindacali emersi nel tempo.

Crediti: Photo generata da Google Gemini

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 180”

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