Display touch-screen con intelligenza artificiale
Il Consulente Finanziario illustra la crescita esponenziale di Internet e dell’Intelligenza Artificiale ed i possibili impatti sugli investimenti dei risparmiatori.

“Chi diventa leader nell’intelligenza artificiale, dominerà il mondo” (Vladimir Putin)

 Circa 60 anni fa, in piena guerra fredda, il Ministero della Difesa degli Stati Uniti avviò le prime ricerche per costruire una rete di comunicazione in grado ricevere e trasmettere anche in caso di una devastante guerra nucleare.

Nacque così, precisamente nel 1967, il sistema Arpanet (acronimo di Advanced Research Projects Agency NETwork) utilizzato per scopi esclusivamente militari e che nel 1971 riuscì a collegare, o meglio connettere, ben 23 computer.

Se anche a noi potrebbe sembrare un fatto irrisorio nell’era digitale, quello fu il primo passo per la creazione di Internet.

Ecco alcune delle tappe successive che hanno portato fino alle più moderne e contemporanee forme di connessione:

  • 1984 – Mille computer collegati
  • 1987 – Diecimila computer collegati
  •  23 dicembre 1987 – Registrazione in Italia del primo dominio con estensione .it (www.cnr.it)
  • 1996 – Dieci milioni di computer in Internet
  • 1999 – Gli utenti internet sono 200 milioni
  • 2015 – Gli utenti internet sono 3,3 miliardi

Oltre a questa diffusione dirompente e capillare della rete, di pari passo abbiamo assistito ad uno sviluppo tecnologico inarrestabile ed inimmaginabile solo qualche decennio prima.

Nella fase attuale, stiamo vivendo la rivoluzione digitale dei “Big Data” e dell’”Intelligenza artificiale” (AI) che – come prevede Mario Rasetti presidente di ISI Foundation – “Farà cambiare l’indice di sviluppo del pianeta con un’impennata verso l’alto paragonabile a quella provocata dall’invenzione della macchina a vapore di Watt” e garantirà l’accessibilità alla conoscenza molto più ampiamente di quanto accaduto con l’invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg (estratto da “Milano Finanza”, articolo dell’8/12/2018).

Naturalmente questa rivoluzione digitale è già iniziata ed è di portata straordinaria, perché riguarda molteplici aspetti della vita delle persone, non soltanto il lavoro, anche salute, relazioni interpersonali (basti pensare ai social network), ambiente, istruzione, economia e finanza e molto altro ancora.

Di fronte a tutto questo possiamo ora ben comprendere come l’affermazione di Putin – riportata nell’incipit di questo articolo – non sia poi tanto lontana dalla realtà e il caso Huawey con l’arresto di Meng Wanzhou sia solo “la punta dell’iceberg” del  “cyber-conflitto”, nel quale gli  Stati Uniti stanno facendo di tutto per cercare di impedire che la  Cina attui il sorpasso in campo informatico e diventi così  il leader mondiale nel settore nell’intelligenza artificiale entro il 2030 (…ma sembra che ormai sia troppo tardi).

Gli investitori di lungo termine devono, dunque, tener conto di queste nuove tecnologie, potenzialmente in grado di trasformare o mettere a repentaglio il futuro di aziende e talvolta di interi settori industriali.

Oggi è difficile, se non impossibile, dire quali imprese sopravvivranno a questa fase di rivoluzione industriale nei diversi ambiti, come – ad esempio – in quello farmaceutico o sanitario. Sembra di rivivere la corsa all’oro del XIX secolo, dove una gran massa di persone, lasciando le proprie case soprattutto negli Usa, si trasferirono in cerca del prezioso metallo lungo i fiumi Klondike e Yukon in Canada. Ben pochi cercatori fecero fortuna, al contrario di diversi fornitori e commercianti che invece si arricchirono, perché tutti coloro che si cimentarono nell’impresa – con più o meno successo – ebbero necessità di picconi e pale, oltreché di rifornimenti in quei luoghi selvaggi e spesso molto distanti dai paesi di provenienza. Quindi in questa fase, la scommessa vincente per gli investitori non è tanto puntare su chi troverà più oro, ma su coloro che forniranno le “pale e i picconi” necessari a questa rivoluzione digitale.

Questa è anche la strategia adottata dalla nota società di Gestione Robeco nel suo fondo “Smart Materials”, che potrebbe rivelarsi vincente proprio perché gli investimenti – anziché puntare direttamente sulle grandi industrie farmaceutiche – vengono effettuati sulle aziende fornitrici di apparecchiature per test sanitari, di dati medici e di macchine per tracciare il DNA.

Come giustamente osservano gli esperti di Robeco, però, tra le società in cui investire ci sono pochi titoli vincenti circondati da molti perdenti ed è estremamente difficile (se non impossibile) identificare quelli giusti. Basti pensare – guardando al passato recente – alla cosiddetta “Bolla delle Dot.Com”.

Su un diverso fronte, quello delle criptovalute, anche Christian Martino sull’inserto “Plus24” de “Il Sole24 Ore” dello scorso 5 gennaio esprime la stessa difficoltà di individuare “il cavallo vincente” su cui puntare con riguardo al mondo delle valute virtuali. Se da un lato si rileva la recente inversione di tendenza, che ha comportato una notevole perdita di valore di alcune di esse, prima fra tutte il Bitcoin, dall’altro si nota come da più parti resti marcato l’interesse per le criptovalute e le loro potenzialità future anche in relazione ai colossi digitali di e-commerce e ai social network.

Il consiglio, dunque, è sempre quello di valutare bene – con il proprio consulente di fiducia – l’investimento opportuno, evitando di concentrare il rischio su una gamma troppo ristretta di titoli e fondi, specialmente dove si abbia una limitata propensione al rischio.

Curiosità:

Nel mondo ogni 60 secondi:

  • Si inviano 29 milioni di messaggi Whatsapp
  • Sono spedite 156 milioni di e-mail
  • 243 mila foto vengono postate su Facebook
  • Si effettuano 3,8 milioni di ricerche su Google
  • Si creano 120 nuovi account su Linkedn
  • Si pubblicano 350.000 tweet

e…

  • Avvengono 18 mila incontri galanti su Tinder!

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 43”.

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