
L’inaspettato acuirsi delle tensioni internazionali, dopo una prima fase di mercati positivi in apertura dell’anno, anche grazie al freno sui dazi imposto dalla Suprema Corte americana, sta cominciando a fare sentire le proprie ricadute sugli investimenti globali.
Quanto accaduto nelle ultime due settimane ha visto l’azionario in calo, i rendimenti dei tassi al rialzo non solo negli Usa, per il riemergere dei timori inflazionistici, e l’oro e il dollaro in ascesa, riflesso della classica corsa verso i beni rifugio. Ad aggravare la situazione è l’estensione del conflitto alle aree confinanti con l’Iran, nei confronti di tutti gli altri Paesi del Golfo, oltreché l’avvenuta chiusura dello Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia marittimo, attraverso cui transitano circa il 20% del petrolio mondiale e oltre il 30% del Gas Naturale Liquefatto (GNL).
Considerando che la situazione potrebbe essere riportata sotto controllo soltanto in caso di cessazione definitiva della guerra, almeno nell’area del Golfo, e non potendosi fare affidamento sulle dichiarazioni del Presidente americano, spesso soggette a cambiamenti repentini e imprevedibili, tutto questo potrebbe tradursi in una fase di maggior volatilità e in un rafforzamento della domanda di asset difensivi.
Come reagire, quindi, all’instabilità dei mercati?
La prima mossa è evitare le decisioni avventate: farsi trascinare dal panico e vendere sulla scia dei ribassi generalizzati, potrebbe solo consolidare i ribassi del proprio portafoglio di investimento.
La seconda mossa è quella di valutare nuove opportunità di investimento date dai recenti avvenimenti geopolitici: il settore energetico ha subito un forte impulso in questa fase di conflitto e può essere utile in caso di prolungamento della guerra e emersione di rischi inflattivi: esempi concreti, oltre a singoli titoli borsistici, sono anche i fondi come Raiffeisen Azionario Energia, JP Morgan Global Natural Resources, RobecoSAM Smart Energy Equities e Pimco MLP & Energy Infrastructures. Si tratta di fondi azionari che, pur con profili diversi, si concentrano in un ambito che, visti i recenti problemi di approvvigionamento, dati anche dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, vedrà forti investimenti per trovare soluzioni sempre più sostenibili e sicure nella produzione di energia.
La terza mossa è puntare sulla diversificazione: questo elemento deve guidare tutte le scelte di investimento, indipendentemente dalla situazione mondiale e dagli eventi, per diminuire il rischio e la volatilità nelle diverse fasi di mercato, senza rinunciare alla crescita nei momenti in cui le piazze finanziarie torneranno ad essere positive.
Infine, non bisogna dimenticare che, nel corso della storia, dopo lo shock iniziale causato dall’inizio di un conflitto, un rimbalzo dei listini è possibile già durante le fasi belliche, come da grafico seguente, pubblicato in un’analisi Farther apparsa su Thestreet.com, sugli indici Standard&Poor’s Composite (1872 – 1957) e S&P 500 (dal 1957 in poi).

Inoltre, data la possibilità di rialzo dei tassi di interesse, già ipotizzata in questi giorni, per l’investitore che guardi con diffidenza al mondo del mercato azionario, esistono fondi obbligazionari che hanno avuto un ruolo importante nella diminuzione della volatilità dei portafogli anche in anni di rialzi di tassi come nel 2021/2022, ad esempio DNCA Alpha Bonds, un fondo obbligazionario globale flessibile o Invesco Global Total Return Bond Fund, che mira a massimizzare il rendimento totale investendo principalmente in un’allocazione flessibile di titoli di debito e liquidità.
In ogni caso, tutte le scelte di investimento, che prendano in considerazione i fondi sopra elencati, devono comunque essere valutate in relazione ai propri obiettivi di investimento, alla propensione al rischio e con l’aiuto di un consulente di fiducia.
Crediti: Immagine generata da Google Gemini
Federica Coscia, Paolo Gambaro









