Le recenti dichiarazioni di Donald Trump in materia di politica estera non hanno contribuito a rassicurare gli investitori, che molto spesso si sentono in balìa dei malumori del Presidente americano.

Proprio per questo, nonostante l’andamento positivo di inizio anno, gli esperti guardano all’elevata concentrazione di investimenti nel mercato statunitense con sempre maggiore inquietudine, interrogandosi su quali siano le nuove opportunità economico-finanziarie nel resto del mondo. E, mentre l’Europa stringe accordi di libero scambio commerciale con i nuovi giganti dell’economia, come l’India, se si volge lo sguardo nel bacino del Mediterraneo, si possono osservare significativi progressi in Stati come l’Egitto.

In passato, sin dall’indipendenza nel 1952, questo grande Paese ha dovuto fronteggiare numerose crisi economiche e di finanza pubblica causate da un sistema distorto di sussidi e politiche valutarie, che hanno determinato una crescita del PIL stagnante, un aumento del deficit e, in certi periodi, un rapido incremento della disoccupazione giovanile e dell’inflazione. Tuttavia, il ruolo internazionale dell’Egitto è rimasto quello di attore di primo piano nelle crisi regionali, a partire dal conflitto israelo-palestinese, fino alla controversia sulla gestione delle risorse idriche del Nilo con l’Etiopia. D’altronde il Paese dei Faraoni gode di una favorevole posizione strategica e può vantare il controllo del Canale di Suez e buone relazioni con potenze globali come Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Cina.

Negli ultimi anni, il programma Extended Fund Facility (EFF), avviato nel 2016 e revisionato nel 2024, è alla base della recente crescita del sistema economico, con l’obiettivo di liberalizzare interi settori, riducendo il ruolo dello Stato e attraendo investimenti esteri. In questo modo, il governo ha negoziato un programma di prestiti con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che nel marzo 2024 è stato aumentato da 3 a 8 miliardi di dollari.

I frutti cominciano a vedersi: l’economia egiziana è cresciuta del 5% nel quarto trimestre dell’anno fiscale 2024/25, segnando il ritmo più veloce degli ultimi tre anni, rispetto al 2,4% dello stesso trimestre dell’anno precedente. Il PIL è aumentato del 4,3% nel 2025, trainato dal settore manifatturiero, soprattutto per quanto concerne la produzione di veicoli e la chimica, e da quelli del turismo e delle telecomunicazioni.

L’economia marittima rende il Paese del Nilo tra quelli più attrattivi di tutto il Nord Africa, in seguito allo stanziamento di notevoli risorse per l’ammodernamento delle infrastrutture portuali attraverso compartecipazioni statali, come la Maritime Silk Road Initiative, e accordi privati finalizzati a richiamare nuovi investimenti e risorse. Inoltre, il Governo ha promosso un’iniziativa denominata Vision 2030, con lo scopo di potenziare la ricettività dei porti e accogliere navi sempre più grandi, aumentando la capacità di movimentazione di tutti i carichi liquidi e solidi, puntando così a diventare l’hub logistico più importante per l’Africa.

L’Egitto, forte di una storia millenaria, vanta numeri notevoli in ambito turistico, avanzando nella corsa verso i 30 milioni di visitatori all’anno, dopo un 2025 in cui ha totalizzato 19 milioni di arrivi, dato che già rappresenta un incremento del 21% rispetto al 2024.

Inoltre, il Paese delle Piramidi presenta un forte potenziale in ambito energetico, grazie allo sviluppo di giacimenti di gas nel Mediterraneo e progetti per l’esportazione di energia verso l’Europa.

Dunque, pur conservando ancora alcune vulnerabilità lato debito e deficit e rischi legati all’instabilità regionale, le prospettive future dell’Egitto restano positive, con stime di crescita del PIL intorno al 4.7-5.0% per gli anni a venire, secondo il FMI.

Chi fosse interessato ad allargare le proprie prospettive di investimento su aree geografiche diverse da quelle occidentali, può valutare alcuni fondi come Amundi Equity Africa & Middle East Equity o Franklin Templeton MENA Fund, che investono principalmente in azioni di società situate, o che generano una parte significativa dei propri ricavi, in Medio Oriente e nel Nord Africa, Egitto compreso, sempre valutando, con l’aiuto del proprio consulente di fiducia i propri obiettivi di investimento e la propensione al rischio.

Crediti: Photo Lara Jameson, Pexels

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 182”

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