Anche la finanza, come la maggior parte degli altri ambiti economici, non può dirsi estranea ai cambiamenti che i social media hanno comportato negli ultimi anni, soprattutto per quel che riguarda il modo in cui le persone si informano, si confrontano e soprattutto prendono decisioni riguardo i propri investimenti.

Secondo studi recenti, in particolare la quinta edizione dell’Osservatorio Edufin, realizzata per Pictet AM da FINER Finance Explorer, anche se la capacità di tradurre il risparmio in investimento resta limitata, in quanto dominata da ansie e paure, oltre il 90% degli italiani si interessa di argomenti finanziari. E il mezzo utilizzato per informarsi è rappresentato principalmente dai social network, tanto che risulta che li utilizzi il 42% del campione osservato, con Instagram e TikTok in forte crescita rispetto al peso dei media tradizionali che si è progressivamente dimezzato negli ultimi anni.

Così, anche in ambito finanziario sono emersi una serie di “finfluencer” che, attraverso video brevi, talvolta anche di pochi secondi, e con modalità comunicative non sempre condivisibili, basate su frasi ad effetto, argomenti accattivanti e una velocità comunicativa che non lascia spazio ad alcun dubbio o riflessione, hanno invaso il web con contenuti non solo formativi, ma talvolta anche pubblicitari.

Da un lato l’intento dei finfluencer, in molti casi, è formativo: semplificano concetti complessi e offrono consigli che rispecchiano spesso la vita quotidiana soprattutto dei giovani che li seguono, rispetto a canali più tradizionali, come quelli bancari, che non sempre sono presenti sui social media e, forse, adottano anche un linguaggio non troppo chiaro e comprensibile.

Ma il problema di questa categoria di esperti di finanza, o presunti tali, sono molteplici e dovrebbero indurre le persone a prestare molta attenzione sul fare eccessivo affidamento sui contenuti condivisi in rete.

Innanzitutto, molti di loro si presentano come appassionati di finanza, investitori indipendenti o esperti auto-dichiarati, indicazioni queste che dovrebbero suscitare subito una certa diffidenza, data l’impossibilità, molto spesso, di verificare competenze e titoli dei soggetti che divulgano contenuti finanziari. Inoltre, molti di loro tendono a semplificare eccessivamente i concetti col rischio di fornire informazioni incomplete, imprecise, se non addirittura fuorvianti. Le stesse autorità sorvegliano da vicino il fenomeno, tanto che la CONSOB ha più volte sottolineato l’importanza di evitare decisioni prese sulla base di contenuti affrettati o non verificati, ricordando che la divulgazione di informazioni parziali, scorrette o fallaci può configurare comportamenti sanzionabili.

In alcuni casi molti di questi investitori improvvisati raccontano la propria “strategia vincente”, mostrando portafogli e titoli con assoluta leggerezza, mandando messaggi distorti, lacunosi o semplicemente inadatti alla situazione concreta del singolo risparmiatore. Addirittura, la pressione psicologica indotta dai social, può generare la paura di perdere un’opportunità, perché il tempismo apparente degli altri sembra sempre migliore del nostro. Ma bisogna tener presente che ciò che viene mostrato online raramente rispecchia la realtà, che include perdite, errori e incertezze di tutti i tipi.

Senza contare che, tramite questi video, in alcuni casi si pubblicizzano strumenti finanziari, senza rispetto delle regole sulla comunicazione commerciale e sulla promozione di prodotti finanziari.

Da una nota ricerca del Swiss Finance Institute è emerso che più della metà dei soggetti che operano sui social non solo non aggiunge valore, ma tende a fornire indicazioni che, se seguite, peggiorano i risultati degli investitori, inoltre i finfluencer meno preparati sono quelli che producono più contenuti, ottenendo così maggiore visibilità.

Pertanto, oltre a maneggiare con cura gli influencer in campo finanziario, è importante affidarsi a un professionista riconosciuto e certificato, come il proprio consulente di fiducia, per proteggere il proprio risparmio da improvvisazione, eccessi di semplificazione, derive emotive e discutibili strategie di investimento tipiche dei social media.

Crediti: Photo Gerd Altmann, Pixabay

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 181”

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