Fino a pochi giorni fa non era nota la sorte del “Fiorentino”, uno dei diamanti più preziosi mai esistiti.

Il suo nome dà conto delle origini: è infatti appartenuto ai Medici, che governarono Firenze per più di trecento anni. Sparito dalle cronache al termine della Grande Guerra, quando il suo proprietario Carlo I di Asburgo, ultimo erede della dinastia e testimone del disfacimento dell’Impero Austro-ungarico, si rifugiò in Svizzera per trascorrere il proprio esilio, se ne favoleggiò la vendita o lo smembramento a seguito di un furto.

Il “Fiorentino” è molto prezioso non solo per la sua storia legata a due delle dinastie più importanti d’Europa, ma anche per la nitidezza, il colore giallo e i suoi 137 carati (un carato per le pietre preziose equivale a 0,2 grammi, e in genere i diamanti sugli anelli variano tra gli 0,5 e i 2 carati).

Gli eredi degli Asburgo hanno di recente rivelato, al New York Times e al giornale tedesco Spiegel, che il “Fiorentino” è custodito da circa ottant’anni, insieme ad altri gioielli, in un caveau di una banca in Canada, dove l’imperatrice Zita, moglie di Carlo I, si era trasferita con gli otto figli durante la Seconda guerra mondiale. Insomma, il diamante in questione, ha potuto costituire un ottimo bene-rifugio per gli ultimi eredi degli Asburgo, che ora però potrebbero vederne contestata la proprietà da parte dell’Austria che, una volta diventata una repubblica, fece una legge per espropriare la famiglia di tutti i suoi averi. Meno probabile una rivendicazione dell’Italia, che, sulla base di un’approfondita ricerca storica condotta da Clara Gambaro, pubblicata nel 2021, avrebbe rinunciato a qualsiasi pretesa sul gioiello, con un accordo scritto siglato dal Governo con la casata austriaca nel 1929.

E, proprio in ottica di bene-rifugio – in un periodo in cui investire in commodities, prima fra tutti l’oro, attrae sempre più investitori – molti valutano l’acquisto di diamanti come una proficua possibilità di investimento a medio-lungo termine. Per potervi procedere è necessario l’acquisto di pietre di qualità e l’affidamento a professionisti qualificati per evitare frodi e ottenere un prezzo equo. Eppure, i rischi connessi ad un simile investimento restano moltissimi: innanzi tutto legati alla scarsa liquidità, oltre che ad un mercato poco trasparente e dipendente dalla valutazione soggettiva. I diamanti non sono titoli azionari e richiedono tempo per essere venduti, mentre la valutazione dipende da fattori (caratura, colore, taglio, purezza) che non sempre trovano un criterio oggettivo da utilizzare. Del resto le vicende legate alla vendita di diamanti, arrivate anche di recente a sentenza, hanno dimostrato come sia difficile tutelarsi per i risparmiatori, anche quando ci si affidi ad alcuni intermediari bancari (vedi articolo n. 47 dell’8 marzo 2019 del Caveau, Vasco Rossi, i diamanti e la Lega Nord).

Oggi però i diamanti possono essere creati in laboratorio replicando la pressione e le temperature estreme della Terra che ne determinano la formazione. Sebbene la tecnologia per la loro produzione artificiale esista fin dagli anni ‘50, essa è stata molto migliorata, tanto che la gemma può essere prodotta in poche ore e costare dal 60% all’85% in meno rispetto al suo equivalente estratto. I diamanti da laboratorio hanno catturato l’attenzione della Gen Z e dei Millennials alla ricerca di gioielli più accessibili ed etici, in quanto evitano lo sfruttamento lavorativo nelle miniere. Secondo gli esperti, questi ultimi, però, hanno colori meno vividi e minor brillantezza di quelli estratti, inoltre il loro valore tende nel tempo a diminuire al contrario di quelli naturali.

Tuttavia, Walmart ha venduto i suoi primi diamanti creati in laboratorio nel 2022 e attualmente queste pietre rappresentano metà della sua offerta di gioielli con diamanti. E, nel frattempo, De Beers, tra le più importanti società di estrazione e commercializzazione di diamanti naturali al mondo, non naviga in buone acque, tanto che ha registrato un crollo del 44% dei ricavi, accumulando 2 miliardi di dollari in scorte invendute. E che ora rischia di essere acquistata dal governo del Botswana.

Di certo, anche la tendenza alla diminuzione dei matrimoni nei Paesi Occidentali può aver avuto un peso nel crollo delle vendite dei diamanti. E, poi, c’è da domandarsi se i diamanti siano ancora i migliori amici delle donne, come diceva Marilyn Monroe in un film di tanti anni fa.

Crediti: Immagine generata da Google Gemini

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 178”

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