Da molti anni si parla di città sostenibili, dove l’importanza dei temi legati alla transizione energetica e alla valorizzazione dell’ambiente assumono un ruolo centrale, anche se la loro realizzazione può sembrare un’utopia, soprattutto in un momento in cui la prima potenza mondiale non mostra più alcun interesse a proseguire nell’iter che dovrebbe condurre ad una svolta green.

La crescita della popolazione mondiale, soprattutto nelle metropoli, crea una lunga serie di sfide, che coinvolgono numerosi aspetti: sociali, ambientali e climatici. Fra queste, ci sarà da affrontare una domanda crescente di alloggi, oltre alle necessità legate agli spostamenti delle persone e alla realizzazione di tutti gli spazi che servano per assicurare il completo sviluppo dei soggetti, come aree verdi, strutture sportive, ricreative, culturali e quant’altro. Inoltre, bisognerà tenere conto della morfologia del territorio e delle sue peculiarità: creando strutture antisismiche laddove necessario e che resistano ad eventi climatici che in talune aree possono essere estremi, oltre a preservare dall’innalzamento del livello delle acque le città costiere, tanto per fare alcuni esempi.

Tuttavia, il tema delle città sostenibili spesso viene confuso con quello delle smart city: anche se si tratta di argomenti connessi fra loro, non sono la stessa cosa. Una smart city, letteralmente “città intelligente” è un centro urbano che utilizza tecnologie digitali, IoT (Internet of Things) e dati in tempo reale per gestire al meglio risorse, trasporti, energia e servizi pubblici, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza, la sostenibilità e la qualità della vita di cittadini e imprese.

Il punto di riferimento per individuare e valutare queste città è lo Smart City Index, frutto degli studi della School of Management svizzera IMD e della Singapore University of Technology and Design (SUTD). Nella classifica ai primi cinque posti troviamo Zurigo, Oslo, Ginevra, Dubai e Abu Dhabi. Il criterio impiegato è quello di verificare la presenza di “un contesto urbano che applica la tecnologia per migliorare i benefici e ridurre le carenze dell’urbanizzazione per i suoi cittadini”, bilanciando innovazione ed economia da un lato con la dimensione umana dall’altro.

Pur essendoci talune criticità nel loro sviluppo, legate essenzialmente ai costi di realizzazione e ai rischi di cyber-security per la raccolta di grandi quantità di dati personali della cittadinanza, oltre ai possibili effetti negativi dell’implementazione delle nuove infrastrutture necessarie, le opportunità che offrono sono veramente notevoli.

Il mercato delle smart city è stato oggetto di una crescita esponenziale negli ultimi tempi, tanto che si stima abbia raggiunto gli 820 miliardi di dollari a livello globale nel 2025, trainato da IoT, Intelligenza Artificiale e sostenibilità. Le tre tipologie di servizio che attengono al mondo delle smart city e che permettono di misurarne i valori, sono l’illuminazione intelligente, la gestione della mobilità e la raccolta dei rifiuti. Anche in Italia crescono sempre di più l’attenzione e gli investimenti in tale mercato, che ha raggiunto 1,05 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del 5%, anche se inferiore alla media europea, pari a un +9%.

Gli esempi in finanza dell’interesse per l’argomento non mancano, tanto che esistono strumenti specifici che si occupano di investire sul tema delle smart city, sia ETF che fondi comuni, come Pictet Smartcity, che possono essere approcciati dal risparmiatore sensibile a queste tematiche, valutando la propria propensione al rischio e con l’aiuto del proprio consulente di fiducia.

Crediti: Photo Tumisu, Pixabay

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 183”

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