La recente alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna è solo l’ultima di una serie di calamità naturali che, sempre più spesso negli ultimi decenni, hanno colpito il nostro Paese e non solo.

La responsabilità viene perlopiù ascritta al cambiamento climatico innescato dall’attività umana, in particolare, al fenomeno del riscaldamento globale e dei suoi effetti, tra cui l’aumento del livello e delle temperature del mare, delle precipitazioni intense e della percentuale di cicloni tropicali violenti. In sostanza, come recentemente osservato, a lunghi periodi di siccità si intervallerebbero precipitazioni violente e intense, quando non addirittura tempeste o uragani.

Solo nel 2022, mette in luce il database di EM-DAT, si segnalano 387 disastri naturali in tutto il mondo (contro la media di 370 registrata dal 2002 al 2021), con 30.704 vite perse e 185 milioni di persone coinvolte.

E’ pur vero che di fronte a questi fenomeni non sempre gestibili e prevedibili, buona parte degli esiti catastrofici, soprattutto in termini di perdite di vite umane e di danni alle attività economiche, potrebbero essere mitigati da una idonea politica di prevenzione, in cui certo l’Italia non ha mai brillato nel corso degli anni.

Ma il Bel Paese non è l’unico ad aver registrato ingenti danni per il maltempo. Basti pensare alle gravissime inondazioni dell’estate 2021 in Germania e in Belgio, all’uragano Ida e agli incendi negli Stati Uniti, oltreché alle alluvioni in Cina e Pakistan. L’ampia ricerca Science for Disaster Risk Management 2020: acting today, protecting tomorrow (La scienza per la gestione del rischio di disastri 2020: agire oggi, proteggere il domani) stima che, dal 1980 al 2017, le calamità naturali in Europa, terremoti compresi, abbiano provocato oltre 115.000 vittime e danni per 557 miliardi di euro. Tutto ciò implica che è sempre più urgente rafforzare la resilienza delle imprese e delle famiglie attraverso una maggiore diffusione di strumenti di mitigazione, prevenzione e trasferimento del rischio.

E lo sa bene il guru della finanza Warren Buffet che attraverso la sua società Berkshire, che opera nel mercato assicurativo, ha aumentato la propria esposizione in calamità naturali, in particolare gli uragani della Florida, incrementando la propria partecipazione da 2 miliardi di dollari a 15 miliardi di dollari in quel settore.

Ma la questione delle calamità naturali presenta due aspetti economicamente rilevanti: la copertura per rischi catastrofali, che per esempio nel nostro Paese non è affatto diffusa, e il business della ricostruzione che vede molto spesso l’arrivo di finanziamenti a pioggia e a fondo perduto, che giovano alle attività direttamente coinvolte nel ripristino dei luoghi e delle attività colpite dalle catastrofi naturali.

E se, da un lato, sicuramente la prevenzione ha il proprio peso specifico nel limitare i danni provocati dai disastri climatici, il dubbio che il business della ricostruzione contribuisca ad alimentare interessi di vari soggetti coinvolti nella medesima, alimenta in taluni casi il sospetto che l’attività di prevenzione non venga considerata abbastanza redditizia da molti per poter essere svolta con efficacia prima che si verifichino tali eventi.

Crediti: Photo Steve Gary Lewis – Pixabay

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 125”.

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