Produrre disinformazione è diventato un ‘divertimento’ globale messo in atto da personaggi più o meno conosciuti, che in alcuni casi usano metodi sofisticati per mascherare la propria identità, in altri, viceversa, sfruttano la notorietà derivata dal web –  i cosiddetti “influencer” – per implementare giri d’affari, spesso milionari. Al di là dei singoli, che per i più disparati motivi immettono in rete notizie prive di fondamento, esistono vere e proprie organizzazioni che sfruttano le fake news per influenzare per esempio l’elettorato politico o per condizionare e di conseguenza sfruttare l’andamento economico.

Il concetto di fake news è direttamente correlato all’avvento dei social network, ‘colpevoli’ di aver determinato un drastico cambiamento nel concetto di informazione, tanto che un titolo, oggi, vale molto più di una testata. L’autorevolezza di chi pubblica ha lasciato spazio a ciò che si pubblica. Il contenente ha prevalso sul contenuto. Su Facebook, come su Twitter e sugli altri social, un contenuto falso pubblicato da una sedicente fonte, con un’adeguata strutturazione, ha la stessa visibilità di un contenuto vero. Un post vale un post, indipendentemente dalla veridicità del contenuto. È la viralità, poi, a fare la differenza.

E se, già in passato, casi come il Russiagate e altri simili avevano generato forti preoccupazioni a livello internazionale per le possibili ricadute sulla sovranità dei singoli Stati, l’avvento della pandemia ha accentuato il fenomeno. Un report redatto dal Center for countering digital hate  – un’organizzazione no profit statunitense che monitora l’odio online e la disinformazione legata al nuovo coronavirus – ha evidenziato come dodici “influencer” che gestiscono aziende e organizzazioni con entrate significative, sono responsabili del 70% dei contenuti falsi in lingua inglese sui vaccini condivisi sui social come Facebook, Twitter e Instagram, che, unitamente ai video caricati su YouTube, fanno da cassa di risonanza per la diffusione di teorie antiscientifiche e spesso pericolose. Per comprendere meglio il fenomeno basta dare uno sguardo ai numeri: la galassia No Vax rappresenta un settore con un fatturato annuo di almeno 36 milioni di dollari, che si traducono in un miliardo di dollari di incasso dei social media da parte di coloro che comprano pubblicità e visibilità per raggiungere gli scettici del vaccino.

Ma le fake news hanno conseguenze molto importanti anche nell’ambito degli investimenti: i listini, infatti, sono ormai dominati dall’intelligenza artificiale, che, non di rado, monitora i flussi di informazioni in arrivo dai social network. Si tratta, spesso, di sistemi in grado di sfruttare i cambiamenti di ‘umore’ degli stessi social. È chiaro quindi che, se una notizia falsa di stampo economico-finanziario diventa virale, il titolo o i titoli ad essa collegati rischiano di risentirne sia in positivo che in negativo, a seconda del contenuto della notizia.  Di conseguenza le scelte del singolo investitore, piuttosto che adeguatamente ponderate con l’aiuto del proprio consulente di fiducia, potrebbero essere prese sull’onda di notizie infondate diffuse su larga scala, con conseguenze disastrose e difficilmente rimediabili anche a lungo termine.

Crediti: Photo bublikhaus – Freepik.com

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 84”.

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