Nelle ultime settimane si guarda con preoccupazione all’aumento dei prezzi in diversi settori economici quali l’edilizia e le materie prime. Alcuni esperti lanciano l’allarme, visto che una forte inflazione in questi ambiti – che dovrebbero trainare la ripresa dell’economia reale – rischia di determinare pesanti conseguenze in ordine all’uscita dalla crisi (si veda anche il Caveau n. 03 del 10 marzo 2017).

Mentre, nel corso della pandemia, la Cina approfittava del ribasso dei prezzi per fare scorte di quelle materie prime di cui non risultasse già primo produttore al mondo, i nostri magazzini si svuotavano, in attesa di vedere segnali di ripresa. Ma quando quest’ultima ha iniziato ad intravedersi, la grande richiesta e la diminuita produzione avevano già determinato un forte rialzo dei prezzi delle materie prime, che oltretutto hanno risentito anche della contrazione della disponibilità di container per il trasporto delle medesime. A ciò si aggiungono anche ulteriori speculazioni di mercato che hanno determinato delle conseguenze in alcuni casi difficilmente prevedibili.

Nel corso dell’ultimo anno, solo per fare alcuni esempi, si è assistito ai seguenti aumenti:

Rame + 115%

Stagno + 133%

Litio + 130,2%

Rodio + 447%

Quest’ultimo è una terra rara (Vedi Caveau n. 52 del 7 giugno 2019) utilizzata per collegamenti elettrici.

La richiesta di materie prime, in special modo di terre rare, è incrementata molto nel corso della pandemia anche per la sempre maggiore digitalizzazione dei vari settori lavorativi. La richiesta di computer e microchip ha subito una crescita vertiginosa che ancora oggi non si è arrestata.

Contemporaneamente anche nel settore edilizio si sono cominciati a sentire gli effetti dell’aumento dei prezzi delle materie prime, quali, oltre il rame, in questo caso:

Ferro, acciaio tondo per cemento armato* apr 2021/ nov 2020 117,0%

117,0%

Polietilene (HDPE) feb 2021/ nov 2020 43,7%

43,7%

Polietilene (LDPE) feb 2021/ nov 2020 48,8%

48,8%

 
 

Petrolio

feb 2021/ nov 2020 34,0%

34,0%

Bitume feb 2021/ nov 2020 15,0%

15,0%

Cemento gen 2021/dic 2020 10,0%

10,0%

(*) prezzo base

Fonte: Sole 24Ore

Una dinamica di aumento dei prezzi che il rapporto Ocse del dicembre 2020 ha attribuito all’improvviso incremento della domanda nel settore delle costruzioni in Cina. Quest’ultima rappresenta oltre il 50% della produzione e del consumo mondiale dell’acciaio, tanto che il 40% della sua produzione è assorbito dalle costruzioni cinesi. E, come in molti altri settori, primo fra tutti l’elettronica, l’Europa è fra coloro che hanno maggiormente risentito di tali incrementi.

Naturalmente anche in edilizia sono stati lanciati diversi allarmi relativamente al rischio che una simile inflazione possa affossare la ripresa economica post pandemia.

La situazione resta difficile. Anche se qualcuno da un lato ipotizza che questa sia solo una situazione temporanea destinata a sgonfiarsi nel giro di breve tempo perché la domanda reale non è ancora tornata ai livelli pre-pandemia, dall’altro l’Unione Europea cerca di correre, pur con ritardo, ai ripari. Nell’ottobre scorso è stata costituita l’Alleanza per le materie prime con l’obiettivo principale di raggiungere l’autonomia in questo settore attraverso tre strade: 1. L’estrazione all’interno dei Paesi membri; 2. Il riciclo dei materiali che, per la maggior parte oggi finiscono in discarica o vengono acquistati dalla Cina; 3. Politiche estere e industriali comuni per fare accordi con i Paesi produttori di materie prime.

Crediti: Photo Markus Distelrath da Pixabay

Federica Coscia, Paolo Gambaro

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 81”.

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