Polvere di minerali definiti terre rare perché molto preziosi
Il Consulente Finanziario spiega cosa sono le terre rare e qual è la loro relazione con l’attuale situazione politico-economica tra gli Stati Uniti e la Cina.

Le terre rare sono un gruppo di 15 elementi chimici di numero atomico da 57 a 71, tra cui cerio e tulio, per citarne solo un paio, ai quali si aggiungono altri due elementi, lo scandio (Sc), con numero atomico 21, e l’ittrio (Y), con numero atomico 39. Le terre rare sono sostanze molto importanti perché vengono utilizzate nella componentistica dei prodotti tecnologici ad ampia diffusione come cellulari, computer e molto altro, e sono indispensabili per le batterie delle auto elettriche e nella realizzazione di componenti per fonti rinnovabili, la cui richiesta aumenta continuamente.

Il termine “terra rara” deriva dai minerali dai quali vennero isolati per la prima volta, che erano ossidi non comuni. Il problema attuale è che si tratta di sostanze non tanto rare, quanto molto disperse che è difficile, cioè, trovare in zone territorialmente ben delimitate. La loro estrazione comporta quindi devastazione e inquinamento di enormi aree ambientali.

Le recenti tensioni fra USA e Cina hanno portato una sempre maggiore attenzione sull’argomento delle terre rare, posto che la Cina ne è il maggiore produttore, con circa il 60% del mercato globale.
Ma non è la prima volta che scoppia un caso intorno a questo tema: già nel 2012, infatti, sotto il Governo Obama, Stati Uniti, Unione Europea e Giappone avevano denunciato il Governo di Pechino nell’ambito dell’Organizzazione del Commercio Mondiale per violazione delle norme internazionali, perché limitava – secondo l’accusa – le esportazioni di questi metalli indispensabili per la costruzione di prodotti tecnologici verso gli altri Paesi, al presunto fine di sostenerne artificiosamente il prezzo.
In effetti nel 2011 a fronte di un impegno di fornitura di 30.000 tonnellate la Cina ne esportò solamente 16.861, tanto che Obama il 14 marzo 2012 arrivò a dichiarare: “Le imprese americane hanno bisogno di avere accesso alle terre rare della Cina. La Cina non sta mantenendo gli impegni presi”.
Ma il Ministro degli Esteri cinese giustificò il comportamento del proprio Paese, affermando che lo sfruttamento delle terre rare avesse un grande impatto ambientale e che per proteggere le risorse naturali, garantendo uno sviluppo sostenibile, la Cina dovesse agire responsabilmente.

Comunque stiano le cose, l’Impero del Sol Levante, pur restando il maggior competitor nel campo dal punto di vista dei prezzi, visto il bassissimo costo della manodopera cinese, ha visto ridursi la propria quota di mercato dal 97% del 2011 all’attuale 60%, a seguito del fatto che altri Stati hanno cominciato un’importante attività estrattiva.

L’Europa potrebbe trarre nell’immediato un vantaggio dalla mancanza di concorrenza causata dalla guerra dei dazi USA-CINA.
Potremmo però in futuro essere “costretti” a scegliere da che parte stare: o con gli Stati Uniti o con l’Impero del Sol Levante. La logica di Trump sembrerebbe, infatti, essere “con me o contro di me”, con tutte le problematiche commerciali che ne conseguono.

Un esempio di questa politica statunitense è la recente vicenda Huawei, che è entrata nella black list USA, la cosiddettaEntity List”, che raggruppa tutte le aziende straniere ritenute potenzialmente pericolose per la sicurezza degli Stati Uniti e comporta una serie di pesanti restrizioni commerciali.
Ora aziende americane come Google, Qualcomm, Intel, Broadcomm devono ottenere un’autorizzazione speciale per poter vendere prodotti o servizi a Huawei, col rischio che quest’ultima resti priva di forniture essenziali per la propria produzione.

Le conseguenze di questa guerra – in ogni caso difficilmente prevedibili – potrebbero veramente essere sconvolgenti e comportare lo smantellamento dell’equilibrio commerciale creatosi negli ultimi 40 anni tra Usa e Cina.

Ma se Huawei, pur con grandi difficoltà, può andare avanti senza i componenti americani, consolidando l’obiettivo di medio periodo che vede la completa autonomia in tutte le fasi (1-progettazione; 2-design; 3-produzione) il problema più grande potrebbero averlo le aziende statunitensi che non possono dirsi così indipendenti.
La soluzione può essere il trasferimento della produzione in Vietnam o in India, ma non si arriverà mai alla capacità produttiva dell’area cinese di Shenzhen. È la Cina ad avere il “coltello dalla parte del manico”? E quel coltello è l’insieme dei 17 materiali che costituiscono le terre rare, al prezzo più competitivo?

Il Presidente Cinese Xi Jin Ping, all’indomani delle misure prese contro Huawei si è presentato nelle più importante fabbrica di produzione di terre rare la “Rare Earth Co.”, lanciando un pesante segnale di forza, facendo letteralmente decollare le azioni della società ed aprendo anche molti scenari sulle possibili ritorsioni cinesi.

Diverse potrebbero essere le contromisure prese dalla Cina per i dazi: per esempio sbarazzarsi del debito USA (che comunque ammonta al 5% del totale), cominciando col disertare le aste delle nuove emissioni di Treasury, come si sta già facendo. Se i cinesi dovessero effettuare vendite massicce ci sarebbe un crollo del valore del Dollaro e, anche se si amplificasse l’effetto dazio sulle esportazioni, l’economia americana potrebbe comunque risentirne fortemente.

Ma la diminuzione della fetta di mercato cinese nella produzione delle terre rare e la scoperta al largo del Giappone di un enorme giacimento di queste ultime – seppure con tutte le difficoltà di perfezionarne le tecniche estrattive sottomarine – potrebbe modificare gli equilibri economici asiatici e forse anche mondiali.

In ogni caso, gli esperti che fossero interessati all’investimento in terre rare, con tutti i fortissimi rischi che comporta e la grandissima volatilità dell’investimento, possono acquistare fondi appositi come VanEck Vectors Rare Earth / Strategic Metals ETF, che replica il benchmark MVIS GLOBAL RARE EARTH / Strategic Metals, costituito da azioni globali di aziende che operano nel settore dell’estrazione delle terre rare. Si rammenta che questo tipo di investimento può avere una variazione annua superiore anche ai 40 punti percentuali, con tutte le conseguenze che ciò comporta sia in positivo che in negativo.

Curiosità:

  • I dati di produzione delle terre rare (tonnellate):
    • Cina 120.000
    • Australia 20.000
    • USA 15.000
    • Myanmar 5.000
    • Russia 2.600
    • India 1.800
    • Thailandia 1.000
    • Burundi 1.000
    • Brasile 1.000
    • Vietnam 400
    • Malesia 200
  • Zona Economica speciale di Shenzhen: creata nel 1980 – l’anno della quotazione di Apple sulla borsa americana – era l’unica area geografica del territorio della Repubblica Popolare Cinese nella quale le aziende avevano la possibilità di commerciare e produrre per i Paesi occidentali. Negli ultimi 40 anni l’area di Shenzhen è diventata il più grande polo manufatturiero tecnologico al mondo, dove vengono prodotti la gran parte dei PC e smartphone venduti. Senza Shenzhen difficilmente si sarebbero potuti acquistare smartphone, tablet e computer a prezzi così accessibili.

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 52”.

Ultimi articoli

Il gigante energetico africano: la Nigeria tra estrazione di greggio e petrolio raffinato

Per molti anni la Nigeria ha rappresentato uno dei grandi paradossi del mercato energetico mondiale.

Dalle vetrine all’algoritmo: l’evoluzione economica del Fast Fashion

Nel giro di tre decenni, il modello di business della moda ha vissuto una metamorfosi radicale, accelerando i tempi di produzione da mesi a pochissimi giorni e trasformando i consumatori...

L’Indonesia nel 2026: una potenza economica in piena trasformazione

L'Indonesia si sta confermando come uno dei motori di crescita più dinamici dell'intera area ASEAN, la principale organizzazione geopolitica ed economica del Sud-est asiatico, e del G20. Con una crescita...

La Banana che vale miliardi: viaggio nel corridoio economico più ricco d’Europa

Il tipico frutto tropicale, che evoca paesaggi esotici e neanche tanto velati doppi sensi: la banana, non è solo questo, ma anche un termine che indica un’area che genera un...

La morte digitale: quando le questioni di eredità informatica si trasformano in un business molto attrattivo

Gerald Cotten, fondatore e CEO dell'exchange di criptovalute canadese QuadrigaCX, nel 2018 è morto improvvisamente, per cause misteriose, portando nella tomba le password di accesso a circa 250 milioni di...

L’economia del peccato, controversa ma redditizia

La definizione “sin stocks” (letteralmente “titoli del peccato”) nacque negli anni ’20 del secolo scorso, nel mondo protestante, in riferimento alle azioni di aziende impegnate in settori controversi come tabacco,...

Il mercato della sabbia: una risorsa preziosa quanto l’acqua

La sabbia, a cui spesso associamo l’immagine di estivi paesaggi marini, dopo l’acqua, è l’elemento su cui si basa gran parte della nostra civiltà.

Certificates: strumenti utili ad affrontare l’incertezza dei mercati

Molti investitori, in una situazione di mercato cosiddetto laterale, senza cioè una precisa direzione al rialzo o al ribasso, cercano alternative valide ad investimenti in azioni e obbligazioni, che in...

La nuova era della globalizzazione: il friendshoring

Guerre, dazi, minacce di ritorsioni economico-politiche, rivalità internazionali rendono il clima globale decisamente rovente, anche senza considerare l’effettivo innalzamento delle temperature.

Come affrontare i mercati quando gli eventi geopolitici restano un’incognita

L’inaspettato acuirsi delle tensioni internazionali, dopo una prima fase di mercati positivi in apertura dell’anno, anche grazie al freno sui dazi imposto dalla Suprema Corte americana, sta cominciando a fare...