L’agenzia di rating Moody’s mette in guardia dal possibile declassamento dell’Italia. Il Consulente Finanziario illustra motivi e possibili conseguenze. 

Nuovo warning di Moody’s per l’Italia. E pensare che solo nel mese di ottobre dello scorso anno erano apparse su tutti i quotidiani nazionali notizie che tranquillizzavano l’opinione pubblica sulla nostra situazione economico finanziaria.

Addirittura S&P aveva alzato il rating del nostro debito pubblico da BBB/A3 a BBB+/A2 (per la prima volta dal 1988!) con la seguente motivazione: “Rivediamo al rialzo il rating dell’Italia per le migliorate prospettive di crescita, sostenute da un aumento degli investimenti e dalla crescita dell’occupazione, ma anche dalla politica monetaria espansiva”.

Moody’s, nello stesso mese, pur mantenendo un outlook negativo e lasciando invariato il rating, “ci promuoveva a metà” dando un giudizio positivo sulla nostra crescita.

Insomma – a detta dei principali osservatori economici internazionali – la situazione dell’Italia stava nettamente migliorando.

Invece alla fine di maggio di quest’anno è arrivata l’improvvisa decisione di Moody’s di metterci sotto osservazione per un possibile declassamento (cosiddetto downgrade).
Scelta sui generis, dato che solitamente i rating dei debiti sovrani vengono pubblicati in date prefissate.

Moody’s, che non si è mai dimostrata benevola nei nostri confronti, è stata piuttosto chiara: potrebbe tagliare il rating all’Italia se questo governo porterà avanti politiche di bilancio insufficienti a comprimere il debito pubblico e non attuerà riforme strutturali credibili.
Anzi, per essere precisi, il motivo per cui il nostro Paese è stato messo sotto osservazione, è proprio determinato dalla previsione che accadrà esattamente il contrario e cioè:

  • Un’interruzione delle riforme strutturali iniziate negli scorsi anni;
  • Un aumento della spesa pubblica che potrebbe essere causato dalle costosissime misure promesse in campagna elettorale da Lega e M5S su abbattimento di aliquote fiscali e reddito di cittadinanza, senza avere fornito alla comunità finanziaria delle risposte trasparenti sulle coperture finanziarie;
  • L’abolizione della legge Fornero che porterebbe l’Italia a superare la soglia del 16% del PIL di spesa per le pensioni.

Le principali conseguenze di un tale declassamento sarebbero perciò:

  • Abbassamento del rating anche di tutte le banche italiane detentrici di buona parte del debito pubblico italiano;
  • Aumento dello spread debito italiano-debito tedesco con conseguenti maggiori spese per interessi da parte dello Stato;
  • Una pericolosa reazione a catena dovuta al fatto che molti fondi comuni potrebbero incominciare a vendere i nostri Titoli di Stato perché troppo vicini al livello di Junk-Bonds.

Pertanto, ancora una volta, le considerazioni fatte in precedenza devono indurre l’investitore ad attribuire la giusta importanza al principio di diversificazione.
Infatti, anche se la percentuale di investimenti italiani in Titoli di Stato è diminuita in maniera vistosa, molti portafogli di risparmiatori restano ancora caratterizzati da una troppo elevata presenza degli stessi (BTP). Ciò è certamente da rinvenire nella tradizionale affezione degli investitori verso titoli che per anni hanno dato ottimi rendimenti e che sono spesso stati considerati a rischio zero. Tuttavia recenti vicende, come quelle di Argentina o Grecia, dovrebbero far riflettere sulle possibilità concrete di default di uno Stato sovrano.

Tenendo in debito conto la propria propensione al rischio (di cui abbiamo trattato nel precedente “IL CAVEAU”), l’investitore deve quindi diversificare il più possibile i propri investimenti, onde evitare un’eccessiva concentrazione del rischio e tutte le conseguenze negative che ne possano derivare.

PaoloGambaro-ConsulenteFinanziario-Caveau-Declassamento-Itaila-Moodys

Andamento della quotazione del BTP decennale negli ultimi sei mesi

Glossario:

  • Rating: è un giudizio da un soggetto esterno e indipendente (o quantomeno dovrebbe essere tale) sulle capacità di una società di generare le risorse necessarie a far fronte agli impegni presi nei confronti dei creditori. Si valuta cioè la solvibilità di un soggetto emittente obbligazioni. Tale giudizio è sottoposto a revisione periodica;
  • Outlook: riassume l’opinione finale degli esperti delle agenzie di rating, cioè l’atteggiamento che viene assunto nei confronti di un titolo di debito con eventuali previsioni positive, stabili o negative sulle variazioni del rating in futuro;
  • Junk Bonds: cosiddette “obbligazioni spazzatura”, sono titoli obbligazionari emessi da società ad alto rischio di insolvenza che incorporano un elevato rendimento atteso. Hanno un rating inferiore a Baa (per Moody’s) oppure BBB (per Standard and Poor’s) e vengono classificate come “speculative grade bond” (obbligazioni speculative);
  • “Le tre sorelle”: Moody’s, Fitch e S&P detengono il 90% del mercato dei rating. Moody’s è la più antica, fondata nel 1909 da John Moody, un analista finanziario interessato a fare un po’ di chiarezza su alcune emissioni obbligazionarie di aziende americane (principalmente ferroviarie) di inizio secolo, alcune delle quali responsabili dei primi crack-finanziari.
    Oggi molte sono le critiche indirizzate alle società di rating, che operano in evidente conflitto di interessi, essendo remunerate dalle medesime aziende per le quali emettono i rating. In particolar modo Moody’s finì nell’occhio del ciclone nel 2008 per aver perseverato nel mantenere invariato il massimo punteggio di rating (tripla A) attribuito a Lehman Brothers, che fallì – nonostante il giudizio positivo – il 15 settembre di quell’anno;
  • Notch: letteralmente “tacca”. È un singolo scatto nella scala dei valori utilizzata dalle agenzie di rating. Ad esempio data la sequenza AAA, AA+, AA, AA-, il salto da AAA ad AA+ corrisponde ad un notch, mentre da AAA a AA a due notch. L’Italia nel giudizio di Moody’s verrebbe a trovarsi a soli due notch rispetto al livello Junk Bonds.

Scarica e conserva “IL CAVEAU N° 34”.